Il fondatore

Don Pasquale Uva

UN LUNGO
CAMMINO
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Ogni giorno nelle strutture sanitarie assistenziali dell’Opera Don Uva continua il cammino iniziato quasi cento anni fa dal Parroco della piccola Chiesa di Sant’Agostino a Bisceglie.

"Ma io pensavo allora a questo. La mia mente ed il mio cuore erano fissi alla Divina Provvidenza, senza pensare a quali vie Essa avrebbe preso per provvedere a tutto. Dicevo a me stesso: io comincerò. Se il Signore vuole, tutto si compirà: diversamente io inizierò, gli altri completeranno l’opera."
- DON PASQUALE UVA, Sacerdote, 1883-1955

STORIA

Le prime strutture assistenziali
volute da Don Pasquale Uva a Bisceglie

Il primo complesso ospedaliero dell’Opera Don Uva è La Casa della Divina Provvidenza e pone la sua prima pietra a Bisceglie, accanto alla piccola Chiesa di Sant’Agostino.

IL PERCORSO DELL'OPERA DON UVA

Superando ostacoli e grandi difficoltà nella ricerca di permessi, autorizzazioni e fondi per la sua costruzione, il sogno di Don Pasquale Uva si avvera il 10 agosto del 1922, quando nasce a Bisceglie la «Casa della Divina Provvidenza», il primo complesso ospedaliero dell’Opera Don Uva al servizio “degli ultimi fra gli ultimi”.

Dopo aver realizzato la modernissima sede di Foggia, e iniziato i lavori a Potenza, in Basilicata, e a Guidonia, in Lazio, la morte lo colse nel settembre del 1955. Fu un durissimo colpo per l'intera opera poiché l’eredità morale, materiale e spirituale della sua figura carismatica era difficile da conservare e preservare. Nuove leggi stravolsero poi lo status quo e i delicati equilibri che il padre era riuscito a creare mettendo a rischio di totale cancellazione l’intero suo operato.

Dal seminario di Bisceglie all'Università Gregoriana

Don Pasquale Uva, fondatore della «Casa della Divina Provvidenza», nasce a Bisceglie l’11 agosto del 1883 da una modesta famiglia di contadini cristiani. Di carattere buono e sempre rispettoso verso i più poveri o chiunque presentasse una qualsiasi forma di minorazione, nel 1895 entra nel seminario di Bisceglie e qui, avvertendo la vocazione divina, decide di diventare sacerdote. Nel 1906, all’età di 23 anni, comincia il suo iter di vita consacrata: studia a Capranica e poi frequenta l’Università Gregoriana conseguendo la laurea in teologia e in diritto canonico.

Un apostolato con sguardo attento a poveri e ammalati

Dopo gli studi, comincia il cammino di apostolato attivo nella sua città natale, avendo sempre uno sguardo attento alle tematiche sociali. Sono gli anni nei quali don Pasquale comincia a dedicarsi con sempre maggiore impegno all’assistenza dei ragazzi di strada e dei minori bisognosi: istituisce un doposcuola per i maschietti e una scuola per le fanciulle, dove le piccole possono apprendere gli insegnamenti manuali del ricamo e del cucito.

In più, sempre con uno sguardo amorevole e caritatevole, don Pasquale Uva pone al centro della sua azione i poveri e gli ammalati, i privi di pane e di medicine, cercando di sensibilizzare l’attenzione dell’amministrazione comunale della sua città, per attuare interventi a favore dei più deboli.

GLI STUDI
E L'APOSTOLATO
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Visita alle strutture ospedaliere di Torino

È in questo periodo importante e particolare della sua vita sacerdotale che don Pasquale Uva si dedica alla lettura dei testi del canonico Giuseppe Benedetto Cottolengo, tanto da decidere di visitare con attenzione le strutture ospedaliere che in quel di Torino il canonico ha saputo realizzare. Don Pasquale acquisisce con sempre maggiore forza il convincimento che anche nel Mezzogiorno d’Italia possa essere utile, necessaria e fondamentale l’istituzione di un’opera smile a quella voluta da Cottolengo, proprio per fornire un aiuto concreto a tutte quelle famiglie povere e indigenti in difficoltà nell’assistenza ai fanciulli minorati. In Don Pasquale Uva prende forma l’idea, il pensiero e poi la volontà precisa e non più rimandabile di creare a Bisceglie una struttura come il Cottolengo di Torino.

Nascita del primo complesso ospedaliero a Bisceglie

Superando ostacoli e grandi difficoltà nella ricerca di permessi, autorizzazioni e soprattutto fondi per la sua costruzione, il suo sogno si avvera come un miracolo il 10 agosto del 1922, quando nasce la «Casa della Divina Provvidenza», il primo complesso ospedaliero dell’Opera Don Uva, al quale sarebbero seguiti quelli di Foggia, Potenza e America Latina.

LA PRIMA PIETRA
E L'EVOLUZIONE
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La Congregazione delle Ancelle

Ad accompagnare don Pasquale ci sono otto giovani ragazze formatesi grazie al suo insegnamento nello spirito di sacrificio, nell’amore verso i malati e nella dedizione assoluta all’assistenza degli infermi di mente, in particolare i giovani. Le otto fanciulle, guidate dalla fede e dalla gioia della vocazione, scelgono di dedicare la propria vita a Dio attraverso l’amore per chi soffre, prendono i voti e si riuniscono in vita comune.

La Congregazione delle «Ancelle della Divina Provvidenza» è realtà e comincia il suo cammino di carità. Don Pasquale Uva vuole e vede le suore come operatrici di assistenza ai minorati abbandonati per strada e il suo carattere impetuoso e caritatevole lo porta a realizzare, in altre città e regioni italiane, strutture sanitarie in grado di prestare cura e assistenza agli infermi di mente, ai disabili psico-fisici e ai malati poveri e soli. In pratica, don Pasquale Uva decide di dedicare tutta la sua vita alla cura di quelli che lui stesso definisce «gli ultimi degli ultimi».

L'esempio lasciato dal fondatore

Il 13 settembre del 1955 il fedele servitore di Dio conclude la sua vita terrena, spegnendosi nel suo letto della stanza della Casa Divina Provvidenza di Bisceglie, in quella che è la sua opera immortale, il suo ospedale-miracolo, dal quale e intorno al quale ha preso vita uno dei più grandi esempi di carità cristiana attraverso l’assistenza ai malati che la storia della Chiesa conosca.

Per Don Pasquale Uva è oggi in corso il processo di beatificazione in Vaticano.

L'OPERATO
E L'EREDITÀ
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Col cuore, per mano, dal 1922

Prenota un appuntamento all’Opera Don Uva per visitare le nostre strutture assistenziali, scopri i principi ispiratori di un umile grande parroco e l’operato di chi continua ogni giorno con impegno, rispetto, competenza e amore il cammino faticoso e preziosissimo al fianco degli ammalati più fragili.

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